Ehilà. Dovendo periodicamente recarci, per fortuna durante il giorno, nella periferia nord di Parigi, stiamo cercando di capire tutto l'ambaradàn. Che non è ancora Baghdad ma aspira a raccogliere l'eredità di Watts, col vantaggio di comunicazioni più rapide (cellulari e blog, savasandir) che permettono a casseurs e affini di darci dentro. La sinistra buonista, in gran parte responsabile del tutto, non si allarga più di tanto (ma puo' essere utile leggere le ragioni della "racaille" in questo intervento del prete-educatore Guy Gilbert). La destra di governo (lasciamo stare i lepenisti, và) forcaioleggia, impone il coprifuoco ai minori e cerca pure di cavalcare la rete. Tanto, la claque ai pifferai non manca mai.
Di sicuro c'è che chi ci sta in mezzo non è contento. A parte gli spacciatori, i veri terzisti della storia.
Mentre riflettiamo, proponiamo la lettura di un'intervista rilasciata a una tivù canadese* da uno dei nostri autori preferiti, il cybermaudit Maurice G. Dantec, oggi residente in Quebec ma cresciuto nella banlieue parigina**.
òh, non è che la teoria sia del tutto nuova. Dantec si attacca alla vecchia storia del Clash of civilizations. Solo che la sua scorrettezza politica non è una costruzione mediatica alla Houellebecq, e la sua analisi, giusta o sbagliata che sia, è lucidamente militare, e non sbava la bile di Fallaci e compagnia briscola***.
E poi basta leggere la fine dell'intervista, per vedere di che pasta è fatto.
Giornalista: Maurice, lei è razzista?
Dantec: assolutamente no. Sono sempre stato antirazzista e antinazista, e per lo stesso motivo combatto gli anarchici nazistelli antisemiti che battono banco a Montréal e altrove. Li aspetto fuori quando gli pare.
Altro che fiaccolate, questo mena.

