Dalle parti nostre, oggi, circola una di quelle notizie che non si possono commentare a cuor leggero o senza oltrepassare le righe. Ne discute, con la consueta saggezza*, l'amica lia. Dicendo, fra l'altro:
Scrivere per gli altri, dunque: per chi ci incappa, in questo blog, e ci si trattiene per spensieratezza. E fargliela scivolare tra un dentista e una depilazione, la faccia di una bambina torturata, di un vecchio in prigione, della gente che muore per strada.
Poco, non troppo. Altrimenti diventi un luogo di sofferenza e sparisci, ti ritrovi tu e quelli che ci starebbero male comunque, su queste cose, e diventi inoffensiva, entri nella categoria degli "estremisti" tout court o dei buonissimi da leggere a Natale e hai chiuso. Sei inoffensiva, appunto.
Appunto. Il che ci sembra la misura giusta per il modo che abbiamo scelto di comunicare in rete**. D'accordo scaricare la rabbia, ma non facciamone un alibi per mettere in vetrina il proprio narcisismo. E non stiamo a ripetere i soliti errori, travasando vino vecchio (e inacidito) nelle nuove botti telematiche. La seriosità - che poi è solo il rovescio della medaglia dell'elzevirismo sbarazzino - non è mai stata un indice di serietà. Al massimo, di tendenza.
*honni soit qui mal y pense. e magari di peggio.
**ciascuno come può e come crede, ovvio.
