la vera tribolazione che affligge il viaggiatore internauta è che nei suoi casuali approdi, ove posi l'occhio e si soffermi a leggere, gli è dato in sorte di imbattersi in un'idea, una personalissima visione del mondo che qualche solerte Scrittore ha ritenuto di dover comunicare al Pianeta. lo Scrittore scrive e pubblica in maniera frenetica, il livello dell'enunciato sempre più scivolante nel declivio dell'inutile ha l'amaro retrogusto della compulsione. impossibile sfuggire al taglio giornalistico o peggio recensore: la sua invadenza e capillare infiltrazione in questi luoghi ameni iniziano a far pensare a un soggetto per una horror story. non c'è argomento su cui lo Scrittore non abbia qualcosa da dire per sfogare la sua cacoethes scribendi: dal giardinaggio a Shakespeare, da Petronio a Mozart, dalla cucina indiana a Joyce, dalla pittura del Seicento alle presidenziali francesi. e naturalmente sull'acceso dibattito etico-politico-religioso ma quello soltanto - selbverständlich - per connotare il suo taglio e la sua visione europei. se lo Scrittore medio dice maestose banalità, quello un gradino più in alto dice banalità all'incontrario girandole di centottanta gradi e spacciandole per paradossi allo scopo di épater l'odiato borghese. le idee - lo si ammetta - sono cigni neri. qualunque scrittore passi sulla scrivania dello Scrittore a portata del suo olfatto, lui lo annusa per mettersi al confronto con l'altro ed ecco pronto il 'pezzo' il cui sottotitolo è sempre lo stesso: Camus ed io, Dante ed io, la Bibbia (sic!) ed io. mentre la frecciata del miope hezbollah di passo ci riconduce all'immensità di certe piccinerie e al grandioso di certe meschinità - tanto per restare nel paradosso, da ogni angolo sbucano i professionisti del commento per esaltare la grandezza dello Scrittore, piovono benedizioni, più alto il numero di commenti tanto più irresistibile diventa il saluto dal bosco della medietas perché sempre, sempre prevale nella sprovvedutezza l'italica contabilità da bottegaio. lo Scrittore sa fare di più, supera se stesso disvelando anche quando parla d'altri il suo côté autocelebrativo. dopo aver espresso la solenne frase di circostanza sul sublime di certe sue letture lo Scrittore recensore viene subito al dunque: in una serie di goffe manovre di sganciamento tenta di insinuare nel suo lettore il sospetto che il grande scrittore non sia quel Musil o quel Kafka che lui ha appena 'divorato' alla luce della sua notturna candela per potervene dire, bensì l'indaffarato pennaiolo sé medesimo che si incensa del credito di cui è certo di godere come Scrittore nel miserevole sforzo di compensare il credito di cui non gode nella vera savana della sua vita in cui giace nascosto, sottovalutato, tragicamente incompreso il suo Pensiero.
